Da bambino sentivo nominare dai grandi babbo natale, la fata turchina, l'uomo nero, il babau, il gigante non mi ricordo come. Personaggi tirati in ballo per blandire o per minacciare, usati sempre e soltanto per ottenere qualcosa da me. Per questo mi stavano tutti antipatici. Unica eccezione: la Befana! Solitaria, indipendente, disinteressata totalmente alla propria immagine, generosa ma senza eccessi. E soprattutto tecnologica. Fantasticavo su quella sua scopa a reazione con la quale sfrecciava in alto nel cielo. A qualcuno faceva paura per il suo aspetto, ad altri per il suo spirito ribelle, fuori dagli schemi. Un’anziana un po’ matta e stravagante, che non teme l’impopolarità consegnando carbone in mezzo a giochi e dolcetti. (continua)











L’uso scorretto delle parole mi colpisce sempre. Mica per pignoleria da professorino. È che rivela una sciatteria alla quale non riesco ad abituarmi. Ieri sento alla radio uno speaker che legge accorato una brutta notizia. Riferisce di una strage, con morti e feriti. “Si teme che il bilancio possa aumentare”. Penso: aumentare in che senso, scusa? Un bilancio contiene per definizione cifre sia positive che negative. Ovvio che si riferisca al bilancio negativo, altrimenti perché temere che aumenti? Fatico a credere alla sincerità di quel timore. A chi si occupa di cronaca, i bilanci interessano solo quando sono in rosso.
Venerdì sera sono andato alla prima milanese del nuovo spettacolo di Beppe Grillo. Una sola parola: magnifico. Io forse non faccio testo perché sono un fan irriducibile, da sempre. Però questo Grillo qui è il migliore possibile.
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