Durante l’estate appena trascorsa ho portato in giro “Se potessi mangiare un’idea” , spettacolo-concerto dedicato al grande Giorgio Gaber. Devo un ringraziamento speciale alla Fondazione Gaber, che ha sostenuto materialmente e moralmente l’iniziativa. E un altro a Silvano Belfiore e Savino Cesario, i due straordinari musicisti che mi hanno permesso di non sfigurare nelle vesti di cantante. E un altro ancora al pubblico, che ovunque ci ha accolto con entusiasmo tributandoci un successo niente affatto scontato. (continua)











Finalmente si comincia! Il 20 giugno debuttiamo al Festival di Asti con “Se potessi mangiare un’idea”. È il compiersi di un piccolo grande sogno. Un atto d’amore e di riconoscenza verso un artista che ho avuto da sempre nel cuore. Non temo la retorica, perché Giorgio Gaber per me è stato molto più di un cantante famoso o di un uomo di teatro da ammirare. Io sono cresciuto come persona - e successivamente come attore – anche grazie alla sua benefica influenza. Non ho mai avuto il coraggio di dirglielo, sebbene il tempo mi abbia concesso il privilegio di incontrarlo più di una volta. Ricordo ancora con esattezza la prima: fu al bancone del bar di un albergo di Mestre, a metà degli anni novanta. Erano le due del pomeriggio ed entrambi eravamo scesi per bere un caffé,
Il 1 maggio è la Festa dei lavoratori e naturalmente non si lavora. Il lavoro non è molto amato ed è più che logico che lo si festeggi così. In pochi sarebbero disposti a festeggiarlo diversamente, per esempio lavorando di più. Anche perché il 1 maggio nacque negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento proprio come giornata di lotta sindacale e politica per affermare il diritto dei lavoratori a lavorare di meno, massimo otto ore al giorno. Una battaglia dura e difficile che costò anche molti morti. In Italia durante il fascismo era proibito celebrare il 1 maggio. “Poco male” – mi diceva ironicamente mio nonno – “tanto lavoravamo comunque sette giorni alla settimana”. È vero, per molti lavoratori a quei tempi non era previsto neppure il riposo domenicale.
La tragedia in Abruzzo mi ha indotto al silenzio per parecchi giorni. Tanti pensieri mi sono passati per la testa, ma il dolore l’ha fatta da assoluto padrone. So bene il perché. Nel maggio del 1976 ero militare in Friuli e non ho dimenticato nulla della sofferenza terribile che - mio malgrado – ho condiviso con la nobile, coraggiosa e sfortunata gente di quelle parti. Il terremoto