Impossibile abbandonare a se stesso uno spettacolo che ha dato tante soddisfazioni nelle precedenti stagioni. E così nei prossimi mesi sarò nuovamente in giro per l’Italia, in compagnia del mitico maestro Bebo “best” Baldan , a proporre “Dixplay” . In qualche caso (Bologna, Roma) si tratterà di un reclamato ritorno, per il resto saranno nuove occasioni di incontro con il pubblico. Saremo in teatri grandi e piccoli, in un’alternanza dettata dal desiderio di misurarsi con platee e palcoscenici che hanno per motivi diversi una propria storia e identità. Se ancora ha un senso il nostro mestiere, esso risiede nella convinzione che i luoghi di spettacolo non sono soltanto dei contenitori di poltrone. E l’esperienza ci insegna che è per questo che nessuna replica assomiglia a un’altra. Già, perché il teatro è quella cosa unica e irripetibile che si compie ogni sera e poi evapora, ma che permette uno magico scambio di energia fra attori e pubblico, e bla, bla, bla. Quante volte avrete sentito dire queste ovvietà. Ok, ve le risparmio. Dirò semplicemente che per noi si tratta di un buon modo di impiegare il nostro tempo, di raffinare il nostro mestiere e di conservare il nostro reddito. Faticando piacevolmente, senza rubare. Il che non è poco. Tenete d’occhio il sito per tutte le date e un grazie preventivo a tutti coloro fra voi che decideranno di esserci!











Teneneteli d’occhio, se già non li conoscete. E se potete, andate a vedere il loro show. Mica me la prendo, anzi. Sarà perché ho fatto io la regia del loro nuovo spettacolo. Vedrete, vi sorprenderanno. Sono gli OBLIVION.
Durante l’estate appena trascorsa ho portato in giro “Se potessi mangiare un’idea” , spettacolo-concerto dedicato al grande Giorgio Gaber. Devo un ringraziamento speciale alla Fondazione Gaber, che ha sostenuto materialmente e moralmente l’iniziativa. E un altro a Silvano Belfiore e Savino Cesario, i due straordinari musicisti che mi hanno permesso di non sfigurare nelle vesti di cantante. E un altro ancora al pubblico, che ovunque ci ha accolto con entusiasmo tributandoci un successo niente affatto scontato. Già, perché la nostra idea di partenza non era di mettere su una “cover band” di Gaber, seppur lussuosa. E se è vero che sulla carta potevamo contare sulla potenza del suo repertorio, non altrettanto certo era che saremmo stati convincenti nel proporre il nostro personale sguardo su un’opera così intimamente legata al suo autore. In altre parole, abbiamo vinto scommettendo contemporaneamente sulla nostra passione e sulla sua vitalità. A Pontremoli come a Lecce, a Cividale come a Roma, è piaciuta soprattutto la nostra libera interpretazione del mondo poetico di Gaber, che ha permesso a tanti di scoprire (o di riscoprire) i volti molteplici del suo percorso di artista: giocoso, polemico, ilare, dolente, sarcastico, leggero, spietato. E non c’è stata sera in cui non abbiamo raccolto commenti e ringraziamenti di persone beneficamente folgorate, sia che si trattasse di gaberiani di lungo corso (tanti!), sia che si trattasse di giovani totalmente all’oscuro (altrettanti!). Ecco perché, in sede di momentaneo bilancio, mi sento di poter dire che l’esperienza è stata ricca di soddisfazioni per tutti noi. In particolare per me, che tenevo da tempo a mettere in scena il mio tributo di ammirazione a uno dei pochi fuoriclasse del teatro contemporaneo. Ora “Se potessi mangiare un’idea” , in attesa di una futura ripresa, si fa da parte per qualche tempo e lascia spazio al ritorno del mio “Dixplay” . Ma si concede il lusso di una breve permanenza a novembre nella stagione del Piccolo Teatro, all’interno della manifestazione “Milano per Gaber”. Un’occasione e un contesto perfetti per riaffermare le doti di un autore che ha ormai la forza di un classico.