|
“Tutta colpa di Garibaldi”. Con questa affermazione
un po’ provocatoria nella testa, mi sono
messo al lavoro la primavera scorsa con Sergio
Fantoni e Nicola Fano. Abbiamo studiato
a fondo la vita del grande Eroe, senza risparmiarci
nulla: le vicende umane, le battaglie, i trionfi,
le delusioni. Abbiamo ricostruito i suoi innumerevoli
itinerari, gli incontri, i cambi di strategia,
i ripensamenti. Abbiamo analizzato le condizioni
storiche, i personaggi, le frasi. Abbiamo letto
memorie, testimonianze, opinioni,
commenti, elogi e stroncature. Un’immersione totale
nella materia, per poterla possedere e maneggiare,
con e senza cura. Siamo diventati Garibaldi-dipendenti,
come tre ipotetici e tardivi volontari in
camicia rossa, pronti a seguirlo fra altri Mille.
Poi – era necessario – ci siamo liberati
di Lui e in estate abbiamo cominciato a rielaborare
di testa nostra. La scrittura di un testo
teatrale è un procedimento dai tempi lunghi, si
alimenta di intuizioni fulminee, ma anche di pause
di riflessione. Bisogna trovare il ritmo e il
passo giusto. Il teatro – quando lo pensi
e progetti – assomiglia più a una gara di fondo
che di velocità, ha un linguaggio da tremila siepi
e non da centodieci ostacoli (anche se di ostacoli
ce n’è più di centodieci!).
Alla fine di novembre abbiamo pensato: ci siamo.
Il testo dello spettacolo “Tutta colpa di Garibaldi”
è pronto. Ora non resta che metterlo in scena.
Hai detto niente.
Così, la nostra spedizione garibaldina è ufficialmente
cominciata il 10 dicembre alle 15. Per due settimane
abbiamo provato al Piccolo Teatro di Milano e,
giorno dopo giorno, lo spettacolo ha preso
forma. Il nostro comandante, Sergio,
lucido e paziente come sempre, sollecitava e inquadrava.
Edmarcia, giovane attrice brasiliana, ha
preso le misure e ha cercato di starmi dietro.
Il nostro coautore Nicola vigilava e aiutava
a modificare dove e quando ce n’era bisogno. Roberto,
assistente intellettuale e pragmatico, alternava
suggerimenti preziosi alla fornitura di caffè.
In quella prima fase – come è mia abitudine –
io ho inventato molto, anche più del dovuto. E’
il mio metodo: improvviso attorno alle idee, sceneggio,
strutturo e de-strutturo frasi, concetti,
immagini. Combatto soprattutto con le parole,
ovvero cerco di farle mie, una per una.
Non c’è niente di peggio per un attore che arrivare
alle prove con la parte già imparata a memoria,
si ritrova con una marea di battute in testa e
finisce inevitabilmente per seguirne nient’altro
che il suono. Io ormai mi conosco, se non sono
capace di pensare quello che dico, mi perdo.
Per questo, ho bisogno di tradire continuamente
il testo, anche se è proprio quello che ho scelto,
proprio quello che ho scritto con gli altri autori,
in tanti mesi di lavoro. Poi verranno i giorni
della precisione, della memoria e della costruzione
ferrea, tutte cose in cui Sergio è veramente
il Maestro.
Il 3 gennaio riprendiamo per la stretta finale
(debutto a Gallarate il 19). Ci raggiungono Matteo,
che fa il contrabbassista e Cesare, il
nostro compositore prediletto.
In molti mi chiedono con curiosità: ma come sarà
questo “Tutta colpa di Garibaldi”? Rispondo: sarà
uno spettacolo di narrazione dinamica, conflittuale,
tragica e comica. Per niente celebrativa.
Farà ridere parecchio, eppure sarà molto serio,
nel suo genere. Fra qualche settimana, scoprirete
perché.
Gioele Dix
|