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Ho inventato il personaggio dell’automobilista
“sempre costantemente in…zzato come
una bestia” osservandomi senza pudori dallo
specchietto retrovisore.
Da tempo mi ero accorto, infatti, che durante
la guida il mio carattere si modificava fortemente
in peggio. Avrei ucciso o sventato chiunque, anche
solo per un’improvvisa tagliata di strada
o per il furto vigliacco di un parcheggio.
Intuivo, d’altra parte, di non essere il
solo a subire una trasformazione così ripugnante
e che perciò potesse valere la pena di
parlarne.
Ne ebbi conferma fin dalle prime apparizioni
teatrali e televisive. Quel mio tipo di automobilista
riscuoteva un enorme successo ovunque e comunque.
Perché?
Credo per due ragioni, soltanto apparentemente
discordanti: permetteva che ci si identificasse
con lui (perché dava voce ai risentimenti
clandestini di ognuno), ma obbligava contestualmente
a prenderne le distanze (chi mai potrebbe approvare
che le controversie stradali vengono regolate
a colpi di bazooka, o che si possa falciare la
propria madre solo perché è una
pedona?)
Ho scritto questo manuale con animo scherzoso.
L’autoironia (mai termine fu più
adatto) ha fatto bene prima di tutto a me: oggi
sono un automobilista più calmo e paziente
e provo un senso di vergogna se, per qualche attimo,
riemergono in me atteggiamenti da irriducibile
del volante.
Ma so (perché me lo dicono in tanti, di
continuo) che quell’ autoironia ha fatto
bene anche ad altri: pensando al mio automobilista
incattivito e intollerante, spesso la tensione
del traffico si scioglie in sorriso che rilassa.
Questo libro, non è contro nessuno: né
contro i ciclisti, né contro il nuovo codice,
né contro i tassisti. Questo libro è
pro. Pro che? Pro. Deve servire (se mai potrà
servire a qualcosa) ad essere più buoni
e tolleranti.
Spero.
Dalla Prefazione di Gioele Dix
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