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“L’Edipo Re di Sofocle è così
denso di significati da essersi prestato nel corso
dei secoli alle più svariate letture e
deformazioni. (…) Mancava (salvo un satirico
pastiche di Von Platen di stile aristofanesco
del 1829) l’impostazione comico-tragica
e ce l’ha regalata Gioele Dix con il ricorso
alle note apparentemente più distensive,
al lato buffo di una serie sinistra di eventi.
L’autore-attore si è addensato nel
testo sofocleo analizzandolo con forte sensibilità
e reinventandolo con intelligenza.”
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Dalla prefazione di Umberto
Albini
“Da
dove siamo partiti e quale strada abbiamo preso.
L’ansia, la paura che provo ogni volta che
devo uscire di casa, per andare al lavoro, circondato
da tutto quel vociare o talvolta assalito da un
silenzio che mi gela il sangue nelle vene…questa
sensazione così fisica deve pure aver avuto
il suo inizio. Cosa ho? Semplice…non mi
trovo più bene con me stesso, con gli altri
(…). Prima ce l’avevo con me stesso,
adesso ce l’ho con me stesso e con gli altri,
insomma ce l’ho con tutti. C’è
qualcosa di oscuro in questo mondo, un male in
più, un virus…e io sono il portatore
sano di questo virus…Edipo è un inconscio
portatore di un germe infetto. Edipo è
impuro ma non è colpevole. Il concetto
greco del delitto non implica la colpa volontaria.
Nella nostra società Edipo è colui
che cerca l’origine non solo del suo male
ma di quello di tutti, della sua malattia, che
è quella di tutti”.
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Dall’introduzione di Sergio Fantoni
“Le storie antiche
non mentono. Contengono inganni che non possono
più nuocere. Sono caduti in prescrizione,
ma non scaduti e dunque funzionano come medicine.
Cosa posso imparare leggendo Edipo? Conta come
lo leggo? Normalmente si legge seduti, sdraiati.
Ma questo no. Questo Edipo va letto in movimento,
va letto allenandosi fisicamente alla lotta: mens
bellicosa, in corpore bellicoso. Devo capirlo
non solo con la testa, ma con tutto il corpo.
Edipo deve entrarmi nella pancia, nella schiena,
nelle dita, nei polmoni, nei capelli, nel cuore.
Edipo sono io, come non ho avuto ancora il coraggio
di essere, onesto fino in fondo, disposto ad accettare
la mia miseria di uomo. Accettare per risorgere.
Un po’ greco, un po’ illuminista,
un po’ ebraico-cristiano”.
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Gioele Dix
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